Vienna, dimostrando di meritare a pieno titolo il ruolo di capitale, investe il visitatore con tante, tantissime, troppe storie, aneddoti, curiosità e calorie. E' come se la stratificazione dei fatti storici abbia sfondato il muro della memoria, con poca pace di chi fatica a ricordare cosa ha mangiato per colazione la mattina (presente!).
Si potrebbe così partire da una contraddizione, evidente anche a chi parla il tedesco "comme une vache espagnole": i Viennesi sono tristi. Solitamente, fuggo dalle generalizzazioni come dal topino che infestava il bugigattolo pulcioso che mi era toccato a Parigi, ma non è davvero possibile non lasciarsi prendere dalla rassegnata melancolia che pervade la capitale.
Prendiamo ad esempio la notte di San Silvestro: un momento di festa, eccessi, goliardia governata da fiumi di alcol. Immagino, senza troppo sforzo, i tappi di spumante che viaggiano nel'etere, i baci appassionati con lo sconosciuto e improvvisamente affascinante vicino di porfido, i conti alla rovescia in sequenza e i balli sfrenati a ritmi improbabili. Ora, ammettiamo pure che i fuochi artificiali non siano il cavallo di battaglia viennese (giustamente ci sono già i lipizziani), concediamo anche la concomitanza di condizioni climatiche che rendono difficile la permanenza all'aperto...cos'altro spiega il rientro in massa verso casa della folla (s)"festante" all'una di notte?
Avrà anche avuto ragione Freud nel dire che
i giudizi di valutazione sugli esseri umani sono un tentativo di sostenere illusioni con congettureresta comunque il fatto che un Capodanno tanto morigerato è più sconvolgente di un elefante blu che fluttua nel cielo. Salvezza alla contraddizione: il Wiener Schmäh, l'umorismo viennese. Caustico, pungente e vagamente britannico, è egregiamente espresso dall'entrata dell'evocativo Bar 13. Di fronte ad eventi inspiegabili, sempre meglio farci due risate sopra e passare oltre.
Contraddizione numero due: il rigore e la precisione austriaci si scontrano con un'autentica flemma naif. Sarà la musica, o forse il punch o ancora la birra che rallentano i riflessi e dilatano i tempi di reazione, tuttavia, in qualsiasi locale decidiate di entrare, dalla tipica Beisln al Café Mozart (decisamente consigliato, la fila di attesa è minima e i prezzi mediamente contenuti), siate pronti ad aspettare una corposa manciata di minuti per ricevere il piatto ordinato, o a volte nemmeno quello, il tutto mentre venite avvolti da una coltre di fumo quasi come foste usciti con il Brucaliffo (in Austria è ancora permesso fumare nei locali).
Salvezza alla contraddizione: la Sacher torte, che ripaga di ogni attesa, e spara la serotonina oltre i livelli di guardia, goduriosa.
Nessun commento:
Posta un commento